Specifichiamo in anteprima che intendiamo partecipare ad un ampio schieramento di forze organizzate. Puntiamo a vincere la competizione elettorale insieme a quanti vorranno condividere un percorso comune.

CHI SIAMO
Siamo un gruppo di cittadini provenienti da esperienze politiche e di vita diverse. Aspiriamo al superamento delle gabbie ideologiche di destra e sinistra figlie di una vecchia politica nata sul principio del “divide et impera”. Ci dichiariamo contro ogni forma di totalitarismo politico, culturale e spirituale, nonché strenui sostenitori della Carta emanata dai nostri Padri Costituenti.

IL NOSTRO SIMBOLO
In primo piano c’è il mare, a sorvolarlo c’è l’uccello di fuoco, l’araba fenice rinata dalla sua stessa cenere. Ciò come simbolo della rinascita che vogliamo per la nostra città. La fenice tra gli artigli stringe delle spighe di grano per ricordare la nostra vicinanza alle zone di campagna.

COSA FAREMO
Proponiamo una riforma etica e intellettuale che metta in pratica la riorganizzazione della città e della gestione della cosa pubblica, affinché Terracina possa tornare degna di sé e del suo nome, memore della propria storia e della propria grandezza.
Le parole chiave attorno alle quali orbita il nostro impegno sono: sovranità, democrazia, legalità, trasparenza, sostenibilità ed equità sociale.
Solo nello spazio di una comunità solidale, democratica, con un pieno senso della legalità si realizza l’individuo come animale politico, socievole, comunitario, dove nessuno può es­ sere lasciato indietro.

LA NOSTRA IDEA DI CITTA’
Italo Calvino ebbe a dire che ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone. Il “deserto” della nostra è delimitato dal bastione naturale di Pisco Montano a levante e le colline che a semicerchio circondano la pianura a nord fino a precipitare a ponente nel pilastro monumentale di Monte Leano, a pochi passi dalla ferita benefica del canale Pio VI°. Il tutto vivificato dal confine mobile del blu del mare che resta incastonato per sempre negli occhi della memoria di chi ha la fortuna di nascervi o semplicemente di viverci.

Ma una città non è soltanto il rapporto tra il pieno e il vuoto a cui si oppone. Una città si mostra bella o brutta anche al di là della sua storia, dei suoi edifici, monumenti e servizi. Sarà bella o brutta anche per i cittadini che in essa dimorano, per la loro cultura e le relazioni che vi si possono intrattenere.

Un progetto che voglia quindi aspirare a un’idea di progresso dovrà lavorare su due fronti, sul recupero di luoghi e immobili immaginandone nuove destinazioni collettive e sulla definizione di nuovi paradigmi culturali che permettano una socialità vivace e più appagante per i suoi abitanti.

Proponiamo allora ai nostri concittadini di partecipare all’elaborazione collettiva di un’idea di città che tenga conto dei bisogni delle varie fasce di età, degli abitanti delle varie zone urbane in considerazione delle diverse necessità che si riscontrano nel centro cittadino piuttosto che nella periferia a prevalente destinazione rurale.

In questo “Manifesto” ipotizziamo una serie di riunioni pubbliche nelle quali, partendo dalla nostra bozza, si vadano a costruire occasioni di discussione con i cittadini e si dia grande spazio all’ascolto dei bisogni individuali e collettivi, organizzando gruppi di lavoro per fissare progetti e innovazioni che partano appunto da un metodo partecipativo. In questo modo, fin dall’ideazione del programma politico, si procederà gradualmente verso l’organizzazione di una città partecipata e accogliente. La proposta di questo metodo varrà anche come approccio innovativo nella gestione della cosa pubblica per il prossimo futuro nella nostra città.

D’altronde in un Comune come il nostro dove si riscontra un alto grado di sfiducia nei confronti dei rappresentanti politici locali e più in generale dei partiti, soprattutto dopo le vicende giudiziarie nei confronti di alcuni amministratori e funzionari della macchina amministrativa, con l’arrivo del Commissario Prefettizio, rivoluzionare l’approccio alla politica chiamando i cittadini a fidarsi della propria partecipazione ci sembra addirittura un atto dovuto.

Una discussione pubblica su una nuova idea di città non può fare a meno di indagare i modi più appropriati di pensare alla gestione di una delle principali risorse della nostra, e cioè il turismo. Su quest’ultimo argomento lo sforzo collettivo dovrà concentrarsi sia sul lato dell’offerta di servizi alloggiativi che su quelli culturali, dando maggiore attenzione anche alla rivalutazione dell’elemento paesaggistico e alla tipologia di offerta che dovrà tendere verso un turismo di qualità con una dimensione internazionale in grado di richiamare nuovi flussi turistici che permettano l’allargamento della stagione turistica.

Una particolare attenzione andrà posta per le aree extraurbane del nostro comune per favorire la costruzione di un “Piano di sviluppo delle aree rurali” che tenga conto delle esigenze degli agricoltori e delle altre attività economiche che si sviluppano nelle campagne, visto che siamo nel pieno della pianura pontina e che l’agricoltura rappresenta uno dei settori economici più importanti della nostra zona.

Avendo ereditato una città in cui l’utilizzo intensivo del suolo per attività edificatorie ha raggiunto nel tempo dimensioni che non ne consentono l’allargamento, gli interventi umani dovranno per forza di cose orientarsi verso la manutenzione e riqualificazione dell’esistente, per concentrarsi sul miglioramento della qualità e quantità dei servizi in genere e soprattutto di quelli culturali che obiettivamente languono da troppo tempo.

Se pensiamo alla struttura urbanistica della parte antica della nostra città è evidente la grandissima importanza che i romani dettero alla sfera spirituale degli abitanti. La stragrande maggioranza degli spazi cittadini era riservata infatti alla piazza pubblica, ai templi e al teatro.

Prendendo esempio dai nostri antenati la cura per il tempo liberato dal lavoro ideata per il soddisfacimento dei bisogni immateriali collettivi potrà darci il senso di un rinnovato modo di vivere la socialità tra gli individui, che renda attrattiva la nostra città anche per i turisti che vorranno onorarci della loro presenza.

Nell’ottica di favorire un miglior livello della qualità della vita una parte importante del programma politico dovrà essere imperniata sull’azione di recupero, valorizzazione, gestione e fruizione da parte dei cittadini dell’immenso patrimonio storico-culturale che abbiamo: Palazzo Tescola, Torre Acso, Palazzo Braschi, Auditorium San Domenico, Teatro Romano, Museo Cittadino.

L’approccio sincretico tra spazi Culturali, Turismo, Agricoltura, Pesca e Sostenibilità, affiancate dalle giuste relazioni con le vicine realtà comunali saranno il motore trainante che guideranno Terracina fuori dalle sabbie mobili in cui si trova, per ridarle lo splendore che merita.

 

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